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Antonio Beatillo: la "storia" di Bari è nata con lui

Bari è la sua storia, è 'nella' sua storia. Non si può raccontare l'anima profonda ed antropologica di una terra senza conoscerne la storia. Sembrerebbe una ovvietà degna del buon Catalano pensato da Arbore e Boncompagni, invece vale ribadirlo. Nel senso che la storia è sempre più grande dei fatti della storia stessa, degli avvenimenti, dei grandi ambiti istituzionali o di potere. La storia è quella dell'anima, appunto, della città. Ed insieme agli storici che hanno raccontato gli eventi principali della città e del suo lungo cammino è bene anche ricordare anche chi ha cercato di tracciare, certo assieme ai 'fatti', il percorso civico e comunitario di Bari.
Prendiamo in considerazione, ad esempio, il caso di studio e ricerca offerto, non pochi secoli fa, da Antonio Beatillo, autore di alcuni testi che hanno costituito per moltissimo tempo parte dell'ossatura irrinunciabile e fondamentale della divulgazione storica barese e dunque la consultazione altrettanto obbligata per studiosi ed appassionati.
Quest'anno ricorre un anniversario 'tondo' per Beatillo. Lo storico e teologo gesuita, infatti, nato a Bari il 5 dicembre del 1570, morì a Napoli, il 7 gennaio del 1642, esattamente 380 anni fa. Ecco, Beatillo ha raccontato l'anima di Bari, già a suo tempo. Cosa non facile. Il tutto a partire dagli elementi quasi basici della sua mentalità, della storia recondita ed umana, profondamente umana del suo sentire. E cosa poteva esserci di più 'barese' di san Nicola da Mira, della spedizione barese del 1087, dell'arrivo delle ossa del santo a Bari e di tanto altro? Era infatti il 1620 quando lo studioso diede alle stampe, a Napoli, la sua "Historia della vita di S. Nicolò", il nostro san Nicola, seguita poi dalla vita di san Sabino e da resoconti su fatti storici della città di Bari. Indagini sulla biografia dei santi, tentativi di descrizione dell'humus fertile barese attorno al loro culto, specialmente di san Nicola. Questo il senso dell'opera.
Su questo particolare aspetto ecco l'autorevole parere del padre domenicano Gerardo Cioffari, di origine irpina, da decenni a Bari alla basilica di San Nicola, notissimo e prolifico studioso delle vicende storiche legate al santo di Mira. "È sempre importante ricordare Antonio Beatillo, ottima idea -ci disse già tempo fa compiaciuto Cioffari, da noi consultato su un altro aspetto legato allo storico-. Egli fu un grande erudito, il primo vero storico della città di Bari e ben presto la fonte principale per i successivi biografi di san Nicola, con traduzioni dei suoi lavori in lingue straniere. Ai suoi tempi la critica storica sulle vite dei santi era ancora agli inizi, per cui non colse gli anacronismi insiti nella tradizionale 'Vita' di S. Nicola".
E però, aggiungiamo noi, il Beatillo cercò di narrare questa particolare anima barese, segnatamente nel senso dell'ambito religioso.
Ancora Cioffari: "Se ebbe, forse e col senno di poi, i demeriti di riaccendere l'antica miccia sul principale patronato su Bari da parte di San Nicola o di San Sabino, Beatillo era però dotato di un apparato di fonti straordinario ed è per noi ancora particolarmente prezioso quando parla delle realtà del suo tempo".
La ricerca di Beatillo non poteva che vertere e fondarsi, considerando anche i rudimenti della scienza storiografica a quei tempi, sulle testimonianze materiali della storia stessa. Su ciò che dal passato emerge nella sua materialità. Cioffari conferma: "Citazioni, epigrafi: si tratta di un grande patrimonio su cui egli va a studiare con acume e da cui conduce a noi ancora oggi interpretazioni interessanti e dati storici su san Nicola che altrimenti non avremmo. Si può parlare, in sintesi, per le sue ricerche, di 'leggende di una storia', non prive, talvolta, di qualche giustificabile imprecisione, tuttavia la sua importanza è strategica per tutto lo studio della Bari della sua epoca e del culto dei baresi per il grande vescovo e santo".
Ecco l'antropologia, l'umanità del barese raccontate, a suo modo e a suo tempo, dal Beatillo. Ma il nostro non scrisse certo solo su san Nicola. Fu interessato alla storia tout court di Bari. Ecco i titoli di alcune delle sue principali opere. Intanto, come già accennato in precedenza, va sottolineato il suo interesse anche per san Sabino di Canosa. Ed ecco la ricerca "Historia della vita di S. Sabino", pubblicata sempre a Napoli, nel 1629. Opera citatissima tra i biografi del vescovo canosino, certo con le dovute cautele per una trattazione storica inevitabilmente legata al suo tempo. Ma è il suo "Historia di Bari", ancora a Napoli, del 1637, il libro che ha lungamente interessato i baresi, da cui tanto hanno attinto. I suoi volumi, infatti, si rivelano preziosi ancor di più per quanto riguarda la fitta e dettagliata descrizione degli avvenimenti di cui Antonio Beatillo fu, spesso, testimone oculare. Lo storico ricoprì anche ruoli prestigiosi. Insegnò per qualche tempo a Nola, quindi diresse il collegio di Tropea e, tra il 1614 e il 1615, quello di Barletta. Mostrò ben presto la sua inclinazione alle ricerche archivistiche con la pubblicazione (Napoli,1609) di una "Historia della Vita di Santa Irene da Tessalonica, patrona di Lecce". Ancora una volta, lo studio dei santi e delle antiche devozioni. Il classico agiografo, con attenzione alla filologia storica in voga a quei tempi (che tanto scremò della precedente e vasta letteratura sui santi), tuttavia anche con qualche 'licenza', un aspetto di cui parliamo nel nostro box. Di certo nelle sue opere l'attenzione alle fonti è imponente. Rimarchevole anche il fatto di legare le ricerche sempre alla realtà del suo tempo, operazione quasi 'moderna' per Beatillo: la storia del passato che illumina quella del presente e lo storico che è pur sempre figlio del suo tempo. Mancano, in alcune opere, gli indici analitici, presenti invece quelli per argomenti. "Per la sua grande erudizione e per il fatto di poter essere considerato il primo effettivo storico di Bari -sentenzia di nuovo Cioffari-, fu per molto tempo la fonte principale per i successivi studiosi. Ricordiamo che di lui vi sono anche due o tre traduzioni in lingue straniere". La 'lente' di Cioffari è però rigorosa: "Beatillo incorse in un errore quando non colse gli anacronismi insiti nelle tradizionali 'Vite' di san Nicola, derivanti dall’aver unificato ai primi del X secolo la 'Vita' del vescovo di origine turca -vissuto al tempo di Costantino, 265-337 circa- con quella di un omonimo monaco vissuto nella stessa regione ma due secoli dopo, 490-564 circa". Occorre anche riconoscere, però, che ciò nulla toglie ai meriti di questa figura, collocata e collocabile nel tempo, importantissima per la storia di Bari e dei baresi.

Marino Pagano

Le 'invenzioni' di Beatillo

Come detto nel pezzo principale, ogni tanto, il nostro Beatillo calcava un pochino la mano e, così, dai fatti storici alle invenzioni di sana pianta il passo per lui fu breve.
Si pensi alle diatribe sull'effettivo patrono barese, se fosse san Sabino o san Nicola, da lui più volte rievocate, con qualche 'libertà'. Come quando scrisse di aver 'immaginato' un’apparizione di Nicola a Sabino, in cui fece predire al turco il patronato congiunto tra i due. Il che diede sicuramente fuoco alla benzina che già c’era fra la cattedrale barese e la basilica, per tutto il XVII e XVIII secolo. La controversia si concluse con la salomonica sentenza della santa Sede nel 1794: patroni "aeque principales". Stesso atteggiamento di Beatillo anche su alcune leggende su san Nicola. "L’esagerata difesa delle tradizioni e devozioni cattoliche gli fece perdere molto del credito guadagnato con la sua enorme erudizione", il parere, ancora, di padre Gerardo Cioffari.

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