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Anche gli alberi vogliono che si faccia giustizia

La quando è stato avviato il progetto Forèstami, nell’area della città metropolitana di Milano sono stati piantati 427.475 alberi e arbusti, fino al 17 novembre scorso. Tra novembre 2021 e maggio 2022 gli alberi piantati sono stati 127.010 e l’obiettivo della campagna è mettere a dimora 3 milioni di alberi entro il 2030. Cos’è Forèstami? È un piano strategico per il verde basato su una ricerca del Politecnico di Milano e sostenuto da Fondazione Falck, FS Sistemi Urbani, Città metropolitana di Milano, Comune di Milano, Regione Lombardia, Parco Nord Milano, Parco Agricolo Sud Milano, ERSAF e Fondazione di Comunità Milano. Non si tratta di un’iniziativa sporadica, affidata al caso e agli umori degli amministratori locali, bensì di un progetto di vasta scala supportato da una lunga e approfondita ricerca scientifica.

Tutto è cominciato nel 2018, con la ricognizione del territorio, l’individuazione delle aree idonee e della vegetazione adatta. È stato deciso chi dovesse fare cosa, dove, quando, come e perché. L’attività preliminare di studio e analisi è durata due anni e i risultati raggiunti finora sono ben visibili su una mappa dinamica georeferenziata, alimentata da numerose banche dati e dall’osservazione satellitare, che si può consultare sul sito del progetto (https://forestami.org/la-mappatura-di-cmm), a cura del Future City Lab del Politecnico di Milano. Scienza e competenza, non improvvisazione.

L’obiettivo di Forèstami è chiaro. Si deve aumentare il numero delle piante lungo strade, piazze e cortili, sui tetti e sulle facciate delle case, per rallentare il riscaldamento globale, ridurre i consumi energetici e le isole di calore, ripulire l’aria dalle polveri sottili, migliorare il benessere dei cittadini. Già, perché posizionare correttamente alberi intorno agli edifici consente una significativa riduzione dei consumi energetici derivanti dal condizionamento dell’aria. Il progetto prevede inoltre un piano di manutenzione per i cinque anni successivi alla messa a dimora di ogni singola pianta. Gli alberi intorno alle residenze possono ridurre l’uso di aria condizionata fino al 30 per cento e, allo stesso tempo, far crescere fino al 12 per cento il valore degli immobili, rispetto a zone carenti di verde. Se ne dovrebbe tener conto quando si permette di costruire in maniera selvaggia, senza servizi e senza cinture verdi intorno ai palazzi.

A Forèstami non è andato tutto bene, perché il cambiamento climatico incalza e infatti quest’anno le temperature record hanno provocato la morte del 24,5 per cento della vegetazione “giovane” messa a dimora. La morìa è quasi raddoppiata, rispetto al fisiologico 10-15 per cento che ha caratterizzato le stagioni agronomiche precedenti. D’altronde è risaputo che le piante più vecchie resistono meglio alla siccità perché hanno radici più profonde. Nella corsa spasmodica contro il tempo cronologico e meteorologico, i promotori del progetto hanno garantito che saranno ripiantati tutti gli alberi uccisi dalla siccità.

A proposito di piante che non se la passano bene, a Bari ci sono centinaia di alberi - anche secolari - all’interno dell’ex ospedale militare Bonomo e delle ex caserme Milano e Capozzi. Sono polmoni verdi ma nessuno se ne cura da molti, troppi anni. Quei luoghi appartengono al Demanio dello Stato. Nel Bonomo saranno realizzati uffici pubblici. Nelle caserme, che il Piano regolatore tuttora vigente ha destinato a verde di quartiere non edificabile, costruiranno il cosiddetto Parco della giustizia. Per far spazio agli edifici moltissimi alberi saranno abbattuti, si legge nei documenti ufficiali. Dicono che ne pianteranno altri, ma quanti anni ci vorranno perché i nuovi alberi crescano e si ricostituisca il polmone verde del quartiere? Abbiamo tanto bisogno di giustizia. Anche per gli alberi.


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