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Al Santarella l'ambiente tiene banco

"Lo studio: strumento per costruire la propria libertà, educazione dell'ingegno e della creatività al lavoro, ma soprattutto occasione privilegiata di capire la vita».

La frase è di Enrico Palandri, famoso scrittore italiano contemporaneo, e in qualche modo rappresenta bene un’idea tutta barese per stimolare la creatività e formare il senso civico degli studenti della scuola secondaria di secondo grado.

Stiamo parlando dell’istituto professionale “Santarella–De Lilla” di Bari (dirigente scolastico Luigi Melpignano), i cui studenti sono stati impegnati in un progetto di sensibilizzazione sui temi ambientali e sull’inquinamento da plastica. Un’idea che potrebbe, a breve, anche trasformarsi in una mostra aperta alla cittadinanza.

Si tratta di disegni ed elaborazioni grafiche, interpretati con l’impronta della “pubblicità progresso”, sul tema del rapporto tra i rifiuti e il cibo: la cultura dello spreco e la disattenzione al consumo di plastica e altri materiali inquinanti altro non fanno se non alterare la qualità e la genuinità dei prodotti che serviamo sulle nostre tavole. Insomma: pesci di plastica, ortaggi innaffiati con il petrolio, alberi non da frutto ma da tetrapak. Con i loro lavori, i ragazzi ci vogliono far iintendere che questo sarà il nostro destino se non invertiamo immediatamente la rotta (anzi, siamo già in ritardo).

Il tutto nasce da un percorso interdisciplinare di educazione civica, materia di recentissima reintroduzione nei programmi scolastici ministeriali per la scuola secondaria di secondo grado, ma con forme assai “peculiari”. Di fatto, i docenti di ogni disciplina sono tenuti a dedicare alcune ore prestabilite all’insegnamento di temi relativi all’educazione civica (definizione, di per sé, parecchio ampia) all’interno delle loro materie di riferimento.

Una suggestione anche molto interessante, se non fosse per il solito “annacquamento” tipico del sistema scolastico, vale a dire quella forma di “schiavitù intellettuale” che è il voto. In estrema sintesi: ogni docente deve attribuire una valutazione ad hoc alle singole prove di educazione civica svolte dagli studenti, per poi stilare una media unica sommando tutti i voti nelle singole discipline.

Ecco, quindi, che i docenti devono essere bravi a inventarsi qualcosa di nuovo per non trasformare un importante momento di crescita e sviluppo del senso civico e della capacità critica in un’altra noiosissima (e acritica) corsa al voto più alto.

E il caso dell’istituto professionale Santarella-De Lilla di Bari e dei suoi studenti può essere elevato a una sorta di “best practice”, un manuale su come interpretare in maniera utile e formativa un percorso di educazione civica. A scuola la professoressa Anna De Francesco, docente di Rappresentazione e modellazione odontotecnica, ha fatto da guida creativa e stimolante del progetto; una sorta di faro nella ricerca, nella riflessione e nella realizzazione dei lavori da parte di studenti e studentesse

La professoressa Marta Medici, docente di Italiano e Storia che ha partecipato alla realizzazione del progetto di educazione civica declinato in chiave eco-sostenibile, spiega: «L’insegnamento dell’educazione civica è obbligatorio, e il progetto è nato da questo. Abbiamo realizzato una Uda (unità di apprendimento, Ndr), un percorso didattico interdisciplinare che permette di lavorare per competenze. La Uda di educazione civica ha visto coinvolte più discipline, più conoscenze che si sono legate tra loro per produrre il lavoro finale».

Un’attività che ha coinvolto diversi studenti della scuola, che si articola in ben quattro plessi diversi: «Si tratta di un progetto realizzato da due classi, in cui sono confluite due Uda differenti – spiega ancora la professoressa Medici - e hanno partecipato tutti indistintamente, non è stato difficile coinvolgere i ragazzi, soprattutto perché si sono divertiti. Per loro esercitare la creatività è stato un divertimento, questi elaborati sono assolutamente personali ed esprimono il loro modo di percepire la realtà; e, contemporaneamente, hanno anche imparato».

D’altra parte, il coinvolgimento degli studenti in questo genere di attività era ampiamente prevedibile, vista la coscienza ambientale con cui sono cresciuti e che li differenzia nettamente dalle generazioni precedenti. «La loro è la generazione Z, che non è estranea a questi temi – ricorda la professoressa Medici - e sono molto informati e sensibili. Loro hanno l’esempio della loro coetanea, Greta Thunberg, da seguire; sui video della ragazza svedese ci siamo soffermati a lungo. Chiaramente, il percorso è stato molto più elaborato: siamo partiti dalla letteratura, abbiamo studiato opere e autori significativi rispetto alla questione ecologica come San Francesco, Parini e altre figure importanti.

C’è stata anche una lettura storica, sugli impatti negativi e positivi degli interventi antropici sugli ecosistemi.

Alla fine, siamo arrivati a produrre questo elaborato finale che ha puntato sul concetto di “pubblicità progresso”, di cui c’è il logo su ogni locandina».

Quanto a metodologie, approcci disciplinari e contenuti, il progetto si è articolato così: «Tutto è stato possibile grazie ai diversi apporti, da quelli storici a quelli letterari, ma anche grazie agli approfondimenti sull’agenda 2030, i lungometraggi e le visite guidate – racconta la professoressa Medici - e così abbiamo portato i ragazzi in visita al teatro Margherita per la mostra di National geographic a tema ecologico “Planet or plastic?”, ma tutto è stato possibile grazie all’innata sensibilità eco-friendly dei nostri studenti».

E adesso? Manca solo l’ultimo passaggio, vale a dire aprire alla cittadinanza e rendere disponibile a tutti il contenuto di questa importante attività scolastica per incentivare la diffusione della cultura ambientale anche tra gli adulti. L’idea, come detto, è di trasformare il progetto di educazione civica in una esposizione all’interno della scuola: «Abbiamo pensato di farne una mostra, ma ancora non sappiamo come la cosa si articolerà. I lavori sono stati terminati da poco, con l’anno scolastico che ormai volge al termine; siccome, però, il prodotto ci è piaciuto molto abbiamo pensato a questa possibilità.

Non conosciamo ancora i termini, ma comunque la mostra si farà; abbiamo chiesto già ai ragazzi di incorniciare i lavori con le cornici a giorno. Studieremo le modalità», conclude la professoressa Medici.

Fridays for Future: ripartono le attività

Tornano anche a Bari le iniziative del collettivo Fridays for future, movimento fondato dall’attivista svedese Greta Thunberg per sensibilizzare i potenti del mondo e i singoli cittadini alla cultura del rispetto ambientale. Nel weekend che va da venerdì 3 a domenica 5 giugno (date che, rispettivamente, coincidono con la giornata mondiale della bicicletta e la giornata mondiale dell’ambiente), Fff Bari organizza la prima edizione della “Bari bike week”, dedicata alla mobilità sostenibile.

Il programma (disponibile sui canali social di Fridays for future Bari) avrà come centro nevralgico delle attività il comitato Pro loco di Torre a Mare. Nel calendario delle due giornate figurano la mostra fotografica internazionale tematica “24 Scatti Bike: L’uomo e la Bicicletta” progetto, ideato dall’associazione culturale Aeneis 2000 con il patrocinio della Regione Puglia, e la mostra di biciclette d’epoca a cura di “Ladri di bicicletta” realizzata da Michele Paparella.

Il 5 giugno sono previste anche: “CamminatAmare” a cura della Pro loco Torre a Mare in occasione del Palio del mare, lo spettacolo bolle di sapone presso l’associazione “I sentieri” di Torre a Mare, che ospiterà anche il concerto “Bad Generation”.

La mostra resterà aperta anche nella giornata di lunedì 6 giugno per le visite delle scolaresche.

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