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Al Museo né di notte né di giorno

“Non sono i bambini che non vanno al museo ma sono i musei che non vanno dai bambini”. Si potrebbe riassumere così la fotografia scattata ancora una volta dalla fondazione Openpolis con i contenuti di Istat e dell'Osservatorio sulla povertà educativa “Con i Bambini” nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Nell’obiettivo dell’analisi stavolta ci sono i minori e il loro accesso ai musei e alla “case” della cultura in generale a seguito della Pandemia, quindi considerando tutto il 2020.

Diciamo subito cosa trapela dalla classifica: nelle regioni del Sud e cioè Molise, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata, solo poco più di un terzo dei minori tra 6 e 17 anni nel 2020 ha visitato un museo. La colpa non è della Pandemia perché anche prima le cifre erano quelle. Non ci si può quindi stupire se anche in questo caso siamo al fondo di una classifica nazionale dove al primo posto ci sono le regioni del Nord, profondo Nord, con Trentino, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna in testa.

Ma andiamo per gradi per comprendere meglio un fenomeno piuttosto allarmante.

Openpolis ha analizzato quindi i dati Istat sulla frequenza dei minori, nel 2020, di circuiti museali e cioè musei, gallerie, monumenti, aree archeologiche accessibili al pubblico con un biglietto. I dati relativi al 2020 sono provvisori perchè dal conteggio di quell’anno sono esclusi 464.639 biglietti, trasformati in voucher e non ancora utilizzati nel corso dell’anno 2020. Sono quei biglietti legati ad esempio alle gite scolastiche, che il Governo ha trasformato per chi aveva anticipato il denaro, lasciandoli spendibili nei 18 mesi successivi all’emanazione.

Ma al netto di questi biglietti “sospesi” la diminuzione c’è ed è drastica. Il calo indicato dall’Istat ha colpito in particolare i circuiti museali che registrano addirittura un -88,5%, i monumenti e le aree archeologiche con un -73,9%, e infine i musei e le gallerie che registrano un calo del 68,7%. Per arrivare a 41 milioni in meno di visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche statali tra il 2019 e il 2020.

Confrontando questa tendenza con i dati sulla quota di persone che dichiarano di aver visitato un museo o una mostra negli ultimi 12 mesi, si osserva come siano stati soprattutto bambini e ragazzi tra i i 6 e i 10 anni tra il 2019 e il 2020 ad aver disertato i luoghi di cultura.

Certamente in un periodo di contagi, paura e restrizioni la cultura è quella che in primis paga il prezzo più alto. In Pandemia si riducono le uscite, si tende a restare in casa e mettere il naso fuori solo in caso di pura necessità. Naturalmente anche la questione gite scolastiche completamente annullate nel 2020 ha influito sul calo netto delle visite. Se nell’anno scolastico 2018/2019 sono stati ben 1.650.00 gli studenti in gita tra viaggio e soggiorno, nel biennio successivo il numero è precipitato a 300.000 con una spesa per vitto, alloggio e soggiorno che, da 500 milioni di euro, è passata a 100 milioni di euro.

Impressionante il crollo dei viaggi di istruzione delle secondarie di secondo grado che solitamente, alla fine del ciclo, godono di un soggiorno lontano da casa (sia in Italia che all’estero) di 2 o 3 giorni.

In questo caso il fatturato delle secondarie di secondo grado è crollato dai 325 milioni di euro del 2018/19 ai 50 milioni degli anni 2019/20202.

Gite scolastiche archiviate, anche la cultura del “mordi e fuggi” è crollata miseramente sotto la mannaia del Covid-19.

La cultura a questo punto pare non sia una necessità. Eppure l’Italia potrebbe avere più monumenti che centri commerciali, più gallerie d’arte che bar e parrucchieri invece anche il nostro Paese, chiude, non valorizza, nasconde, abbandona, gioielli di valore inestimabile che dovrebbero essere fruibili da tutti. E questo è un verso della medaglia. L’altro verso ci indica che quando i musei ci sono non sono a misura di bambino.

In Italia ci sono 4.889 luoghi di cultura tra musei, gallerie, monumenti e parchi archeologici aperti al pubblico. Accade però che questi posti, per modalità di visita e allestimenti, siano concepiti per la fruizione degli adulti e non dei minori.

Quanti sono e dove sono i monumenti e i luoghi d’arte family friendly allora?

A contarli è ancora una volta Openpolis che spiega come in Italia ce ne sono 4,99 in media ogni 10mila minori di età compresa tra 0 e 17 anni. In Puglia la soglia si abbassa a 2,47 ogni 10mila bambini. Per fare un esempio contrario, in valle D’Aosta, prima regione in classifica, i bambini possono contare su 42,68 luoghi d’arte per loro.

Eppure guardandosi semplicemente intorno sembra proprio che la Puglia non sia così scarsa a monumenti, chiese barocche, rovine storiche o bellezze architettoniche.

E tra i comuni italiani che succede?

Scendendo a livello comunale, tra le città più grandi spiccano, considerando l'elevato rapporto tra musei e minori Firenze (12,4 ogni 10mila ragazzi), Venezia (8,47) e Bologna (8,33), seguite da Genova (5,99) e Torino (3,27). Agli ultimi posti si trovano grandi città del sud come Bari dove ce ne sono 2,40 ogni 10mila bambini, Palermo e Napoli con 2,13 e Catania con 2 musei per 10mila bambini. Per capire meglio cosa vuol dire museo a misura di bambino occorre soffermarsi sull’offerta. Mentre per un adulto un giro in una galleria d’arte può, e non sempre è così, essere sufficiente per comprendere ciò che viene esposto (una raccolta di opere di un artista famoso, didascalie esplicative o guida), per un minore l’esperienza per essere fruita al meglio deve essere immersiva, coinvolgente, semplice ma d’impatto. Serve quindi organizzare le famose attività didattiche. Qui la Puglia però si stacca dal resto della media del Mezzogiorno dove le attività didattiche sembrano essere meno frequenti (57,4% nelle isole e 58,8% nel sud continentale, contro una media italiana del 64,7%) e registra un positivo 69,1 per cento.

Se andiamo a contarli uno per uno nelle varie province pugliesi ecco i risultati: La Bat è la prima con 9 sommando i luoghi di cultura delle tre città, tra musei, gallerie e altro, Barletta ne ha 3, Andria 2, Trani 4. Poi è la volta di Bari e Lecce entrambe con 8, Brindisi i e Taranto ne hanno 4, e Foggia chiude la classifica con 3.

Un altro aspetto da considerare riguardo l’offerta dei musei è la loro riapertura post Pandemia. il 27% dei piccoli musei nazionali non ha riaperto e non sa se riaprirà. Questo dato riguarda soprattutto i centri più piccoli e più periferici dove ci sono minori dotazioni finanziarie per offerta e personale. Un segnale che indica purtroppo che proprio i territori periferici sono quelli che stanno soffrendo una maggiore carenza dell'offerta culturale post Covid. Una via d’uscita? Sicuramente una rete museale, unico biglietto più esperienze. Da soli non si va da nessuna parte, insieme si va dappertutto.

le 8 piccole perle tutte da scoprire

Non abbiamo i grandi musei delle Capitali come Louvre, British Museum o Guggenheim e nemmeno come il Museo Egizio o la Galleria degli Uffizi, ma abbiamo piccoli scrigni che andrebbero conosciuti e rivalutati.

Ne citiamo solo alcuni degli otto presenti a Bari e cioè il Museo Diocesano, delle Scienze della terra, della Basilica di San Nicola, del Castello Svevo, la Pinacoteca provinciale, il museo Storico Civico, quello etnografico africano e di Zoologia.

Partiamo dal museo Diocesano di Bari, allestito nelle sale al primo piano dell’Episcopio. Raccoglie un’eredità storica e culturale articolata in cinque sezioni: lapidario, pinacoteca, tesoro, paramenti sacri e i caratteristici rotoli degli Exultet.

Si trovano inoltre dipinti del Settecento provenienti da alcune chiese locali e pregevoli icone bizantine. Una sala è dedicata alla pittura napoletana, con una tela di Paolo Finoglio eseguita nel 1634.

La Gipsoteca del Castello Normanno Svevo è ospitata in alcune sale del castello e custodisce una cospicua raccolta di calchi tratti dai più celebri monumenti di Puglia, realizzati per il padiglione regionale dell’Esposizione Etnografica di Roma del 1911.

Il museo archeologico di Santa Scolastica ospita una collezione di reperti delle civiltà indigene della regione risalenti a periodi che vanno dalla preistoria all'etа del bronzo, oltre a monili di età greca, bizantina, arabo-normanna e medievale.

Ci sono inoltre materiali ceramici preistorici del Gargano, terrecotte antichissime di Taranto e di Canosa, ambre scolpite, bronzi romani.

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