Agricoltura: che disastro!

Per certi versi è un po’ come ricevere la seconda dose di un vaccino. In questo caso non garantisce l’immunità, ma consente di continuare a sperare. Perché poi ci sarà un momento in cui si dovranno fare i conti ed i nodi (se ci saranno ancora) verranno al pettine.

Lo scorso 2 marzo, per la seconda volta consecutiva nell’arco di un anno, la Regione Puglia l’ha fatta franca, riuscendo a salvare i fondi non spesi del PSR, acronimo che sta per Programma di Sviluppo Rurale. Ovvero il più conclamato disastro della prima legislatura regionale sotto la guida del presidente Michele Emiliano.

Senza voler fare l’apologia del nostro settimanale, l’anno passato – poco prima che cominciasse la pandemia – scrivevamo dell’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) che aveva ufficializzato come “la Regione Puglia non ha raggiunto il proprio obiettivo, avendo realizzato una spesa di circa 142 milioni di euro (86 milioni di euro di quota FEASR) inferiore alla soglia minima necessaria per evitare il disimpegno”. In sostanza, con un pasticcio che non aveva precedenti sembrava aver perso di fatto tutti i quattrini. Ed era stata la sola Regione in Italia a riuscire nella indegna impresa perché “delle 13 Regioni per le quali Agea svolge le funzioni di Organismo Pagatore – si leggeva ancora nella nota ufficiale dell’Agenzia – 12 PSR hanno superato l’obiettivo di spesa al 31/12/2019 necessario per evitare penalizzazioni da parte della Commissione Europea in base alla regola N+3”.

Per essere chiari, la Puglia correva il rischio di perdere 142 milioni di euro, dopo una corsa contro il tempo negli ultimi mesi dell’anno, visto che ad agosto 2019 la Puglia stava rischiando di perderne 157 ed aveva speso circa il 21,71%; dato inferiore sia alla media nazionale (34,84%) sia a quella delle Regioni del sud, ferme al 30,32%. La Regione Puglia risultava anche ultima come percentuale di realizzazione delle spese degli anni di impegno 2015/2016 con un complessivo 60,46%.

Tutto questo, però nel 2020 non è accaduto grazie all’intervento di una “strana coppia” di europarlamentari, entrambi salentini ma politicamente su schieramenti opposti: Paolo De Castro (Pd) e Raffaele Fitto (Fratelli d’Italia).

I due nel 2020, alleandosi, ci avevano di fatto messo una pezza, “spingendo” la richiesta avanzata dalla Regione a fine 2019. Tanto che lo scorso 20 marzo Bruxelles aveva consentito di non perdere sul Programma di sviluppo rurale 2014-2020 oltre 86 milioni di euro del Fondo europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale che non erano stati spesi entro il 31 dicembre 2019.

Ovviamente, il presidente Emiliano se la giocò come una propria vittoria, tralasciando il non trascurabile dettaglio che quei soldi avrebbero dovuto essere spesi e non “salvati”. Soprattutto in un settore alle prese con la xylella.

Ma l’allora ministro dell’Agricoltura, la pugliese Teresa Bellanova, non fece sconti: “Quelle risorse dovevano da tempo essere nella disponibilità degli agricoltori pugliesi – scrisse in una nota – ed è un danno enorme quello prodotto. Per questo abbiamo lavorato, perché non andassero perse. Su questo registrando anche l’impegno degli europarlamentari Paolo De Castro e Raffaele Fitto, che ringrazio. L'auspicio è che la Regione voglia e sappia utilizzarle al meglio, tenuto conto dell'importanza di far arrivare risorse fondamentali per il settore agricolo nel più breve tempo possibile e senza ulteriori indugi o ritardi”.

Un anno dopo, nulla di nuovo. Stessa buccia di banana. Qualcuno magari troverà il coraggio di sostenere che è stata colpa della pandemia, ma è di tutta evidenza che si tratta di un disastro che viene da lontano, cioè da anni in cui l’emergenza coronavirus non era neanche lontanamente ipotizzabile.

Anche questa volta l’Unione Europea ha deciso di chiudere un occhio; posizione già nota da qualche settimana con una lettera del commissario europeo per l’Agricoltura Janusz Wojciechowski in risposta agli eurodeputati De Castro e Fitto. Ma vale la pena di sottolineare che la Commissione ha ravvisato sulla spesa del PSR Puglia 2014 – 2020, al netto dell’emergenza pandemica causata dal Covid 19, “una questione più strutturale relativa alla realizzazione della programmazione che richiede sforzi da parte delle autorità per evitare che questa situazione si ripeta nei prossimi anni”.

In sostanza, una vera e propria bacchettata. Che di fatto manda la Regione dietro la proverbiale lavagna, costringendola ad osservare un cronoprogramma vincolato e stringente per il raggiungimento di obiettivi di spesa intermedi.

Del resto, anche la Corte dei Conti lo scorso novembre aveva lanciato l’allarme per l’imminente pericolo di perdere una barca di denaro da parte della Regione Puglia.

Durissimo il giudizio del mondo dell’agricoltura. Coldiretti in una nota ricorda che “è mancata finora una strategia chiara per uscire dal pantano dei ricorsi, come stigmatizzato dalla stessa Commissione Europea, e risolvere le criticità di attuazione con la beffa subita dagli imprenditori agricoli che non hanno potuto investire ed il fallimento sul fronte dello storico ritorno alla terra che ha portato a finanziare solo il 20% delle domande presentate dai giovani under 40”.

Sempre Coldiretti spiega poi che “la Puglia ha speso solo il 41,4% delle risorse del PSR Puglia con un livello di spesa di molto inferiore alla media nazionale che si attesta su oltre il 58% e del 62% della spesa a livello comunitario”. In sostanza, ad oggi risultano erogati 674 milioni di euro rispetto alla dotazione complessiva di 1,6 miliardi di euro, con la burocrazia e gli errori di programmazione che hanno rubato tempo e risorse al lavoro e agli investimenti delle aziende agricole e ha impedito con le inefficienze l’avvio di nuove attività e l’ingresso dell’80% dei giovani nell’attività di impresa, a causa del significativo contenzioso in tribunale amministrativo che aveva spinto l'amministrazione regionale pugliese ad un approccio prudente che, però, ha avuto inevitabili ripercussioni sull'avanzamento della spesa.

Anche il segretario generale della Uila Uil, Pietro Buongiorno, non la manda a dire: “Bene la decisione dell’Unione Europea di non penalizzare ulteriormente le imprese del nostro territorio decurtando la dotazione di 95 milioni di euro, purché si facciano investimenti che abbiano un reale impatto sull’economia agricola e, soprattutto, sul lavoro agricolo dipendente. Da anni, ci spendiamo, affinché venga riconosciuto anche il ruolo del lavoro agricolo di qualità nella generazione del valore. Vista la grande disponibilità di fondi legati allo Sviluppo Rurale della Regione Puglia questa ulteriore proroga può permettere di recuperare il gap che, evidentemente, non è solo temporale, ma anche strutturale come emerso dai rilievi mossi dalla UE. Servono proposte concrete per il rilancio del settore con priorità al lavoro agricolo dipendente”.

Per il presidente di Copagri, Tommaso Battista, è l’ultima chiamata: “Spostare nel tempo il problema – ha scritto in una nota – non lo risolve, ma rende più complicata ogni possibile soluzione; la prova di tale assunto la troviamo nei progetti oggetto di trascinamento dal PSR 2007-2013 alla nuova programmazione, che non sono mai stati avviati o lo sono stati solo parzialmente, tanto che oggi la Regione Puglia, dopo ben otto anni, dichiara che non è in grado di corrispondere circa 21,5 milioni di fondi FEASR, pari a quasi 43 milioni di spesa pubblica. Questo importo – spiega Battista – sarà sicuramente ‘decertificato’, ovvero verrà corretto con segno negativo, con conseguenze che si rifletteranno nella prosecuzione del PSR 2014/2020. In altre parole, quando si dovrà procedere alla rendicontazione finale, ci saranno importi che non rientreranno nella disponibilità di spesa del programma di questo PSR. Il primo importo lo conosciamo già: 43 milioni di euro”,

E di fronte a questo conclamato sfacelo, la Regione Puglia a lungo ha fatto finta di nulla o quasi. Mentre l’impegno dei due parlamentari europei viene lodato da tutti gli addetti ai lavori, in via Gentile si è provato spesso a fingere che quasi vi siano addirittura dei meriti, invece che evidentissimi demeriti. Ma il neo assessore all’Agricoltura, Donato Pentassuglia pur non citando nella sua nota né De Castro né Fitto, non ha potuto fare a meno di scrivere di essere “soddisfatto per un risultato che sicuramente è stato possibile anche grazie alla preziosa interlocuzione e al lavoro dei nostri europarlamentari con i Servizi europei, cui va il mio ringraziamento. Siamo fiduciosi non si perderà un solo euro: sono risorse di cui tutto il sistema agricolo ha immediatamente bisogno per crescere, innovarsi e affrontare le sfide del presente e futuro”.

Non sarà facile, ma vogliamo credergli: è andata di nuovo bene, sono stati salvati 95 milioni di euro, ma questo non vuol dire che si debba cantare vittoria. Finora è stato un disastro perché la Regione Puglia è tra le regioni italiane che dispone di maggiori risorse PSR ed è l’ultima nella spesa delle risorse pubbliche.

Stavolta la Commissione ha precisato che non saranno concesse altre deroghe. Ora la palla e la responsabilità sono solo nelle mani della Regione che ha il dovere di utilizzate le risorse per aiutare un settore fortemente in difficoltà al di là dell’emergenza legata alla pandemia.


La puglia 'osservata speciale' dal 2019

Il Programma di sviluppo rurale (PSR) è il principale strumento di incentivazione dell’agricoltura nella regione: distribuisce un miliardo e 600 milioni nell’arco di sette anni. In sostanza, tutto il settore agricolo è di fatto dipendente dal supporto pubblico attraverso incentivi alla produzione, al costo del lavoro e alla trasformazione. Sbagliare, come ha fatto la Regione Puglia, vuol dire metterlo in ginocchio.

Le avvisaglie arrivano da lontano. ai primi di ottobre 2019 la Direzione generale dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale della Commissione Europea ha reso la Puglia una sorta di “osservata speciale”, con una lettera ufficiale nella quale si chiedeva che entro gennaio 2020 le fosse inviata una prima relazione su quali azioni si intendeva mettere in campo per riparare al danno registrato. E successivamente venivano richieste relazioni con una scadenza bimestrale. Cosa che evidentemente non è bastata.

Sempre nel 2019, ai primi di novembre, una ordinanza del Tar di Bari aveva bloccato per l’ennesima volta la misura del PSR relativa agli aiuti per l’avvio di aziende di giovani agricoltori. Una decisione che molti, non solo tra l’opposizione, ritennero una vera e propria “mannaia” sul settore.

In pratica, i criteri di selezione delle domande per partecipare all’Avviso pubblico sono stati così poco efficaci che le graduatorie pubblicate nel 2016 sono state più volte impugnate davanti al Tar. Il che negli anni a seguire, con ricorsi e contro ricorsi, ha prodotto una revisione continua delle graduatorie stesse. Bloccando di fatto il meccanismo.


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