A InnovaPuglia l'innovazione è solo al... vertice

La vicenda tragicomica del ciondolo purificatore di Giuseppe Tiani, segretario nazionale del Siap, uno dei sindacati di polizia, e presidente di InnovaPuglia, ha indirettamente acceso i riflettori sulla società della Regione Puglia, che gestisce le committenze e gli acquisti sul territorio regionale.

Un po’ di storia. InnovaPuglia nasce nel 2008, durante il secondo mandato di Vendola, dall’integrazione tra Tecnopolis, parco scientifico e tecnologico, e FinPuglia, istituto finanziario della Regione. È una società per azioni controllata dalla Regione, che offre supporto tecnico alla stessa Regione Puglia nella programmazione strategica a sostegno dell’’innovazione. Nel marzo del 2010 viene istituita EmPuglia, centrale di acquisto territoriale per razionalizzare l’acquisto di beni e servizi delle amministra-zioni e degli enti pugliesi. Nel 2012 viene modificata la legge regionale e affidato a InnovaPuglia il ruolo di Centrale di committenza regionale. Nel 2018 due delibere di giunta regionale, presieduta da Michele Emiliano, ridefiniscono il modello di gestione integrata degli acquisti della Regione Puglia, con l’emanazione di nuove linee guida e modalità organizzative per InnovaPuglia. 

Viene presentato un piano industriale 2018-2020 che nella premessa recita: “Valorizzare le risorse umane, potenziare le competenze acquisite, consolidare gli investimenti per l’innovazione digitale della Regione Puglia per il continuo miglioramento ed efficientamento dei sevizi”. Si punta a potenziare il ruolo di “soggetto aggregatore per il nuovo modello di gestione integrata degli acquisti”, come abbiamo avuto modo di sperimentare (ahimè) in questo anno sciagurato, e si vorrebbero consolidare le competenze in ICT (information & communication  technology), ma sempre puntando  a migliorare la gestione delle commesse.

Peccato che nel 2015, poche settimane dopo l’elezione di Emiliano, il presidente Pasquale Chieco si dimetta. Si dirà: normale, era stato nominato da Vendola, è giusto che lasci spazio decisionale al nuovo presidente. Bene. Solo che da questo momento in poi inizia una girandola poco comprensibile. O forse troppo comprensibile.

Viene chiamato Gennaro Ranieri, in qualità di amministratore unico e dura un anno, poi si dimette. Cambia l’assetto societario e si torna al consiglio di amministrazione con il presidente. Scelta non secondaria per il funzionamento della società InnovaPuglia, visto che ogni decisione deve essere deliberata in CdA e poi passare al vaglio e all’approvazione della giunta regionale, con evidenti ricadute sui tempi e anche su sull’efficienza delle procedure. Viene nominato Fabrizio D’Addario, che incappa in una vicenda giudiziaria e si dimette dopo poco più di un mese e mezzo. A gennaio 2018 viene scelta Carmela Tagliente, dirigente della Sogei, la società omologa di InnovaPuglia a livello nazionale, che fa capo al ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma la presidente a Valenzano, InnovaPuglia è nella vecchia sede di Tecnopolis, la vedono tutto sommato poco. Dura un anno e mezzo, si dimette e da giugno a novembre 2019 la gestione passa nelle mani della vice presidente Alessandra Lopez, che ricopre la carica di presidente ad interim. Viene indicato un nuovo consiglio di amministrazione che dovrebbe durare fino all’approvazione del bilancio 2021, con presidente Tiani e vice presidente l’avvocato Onofrio Sisto. Ma Tiani incappa nella vicenda del ciondolo purificatore e si dimette, anche se nel momento in cui scriviamo le dimissioni non sono ancora state prese in esame dal CdA, unico organismo deputato visto che si tratta di una società per azioni.

Cinque presidenti in cinque anni. Troppi per qualsiasi società o ente. Ma soprattutto, perché? La risposta la lasciamo a voi, la cronistoria è quella che avete appena letto. 


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