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112: qual è l'emergenza? L'indifferenza

Quando si dice che la realtà supera l'immaginazione. Quella del 112, il numero unico di emergenza, sembra essere destinata a diventare la "madre di tutte le vicende di spreco in Puglia" (al netto delle delittuose vicende dell'Ospedale Covid in Fiera ripiombate nel silenzio).

Si tratta di 14 milioni di euro già spesi lungo il percorso in cui via via si sono scoperte lacune progettuali e ritardi di un repertorio che, dalle nostre parti, i più ormai considerano normali.

Il che ha una relazione con il nostro atavico levantinismo che ci porta a considerare esclusivamente i "costi monetari" ignorando completamente quelli "non monetari". Il mancato servizio del 112 si dovrebbe misurare in termini di vite umane che si sarebbero potute salvare e di efficienza e di efficacia dello Stato nel rispondere alle emergenze di ogni tipo (comprese quelle generate dalla criminalità). Il che ha una relazione proprio con i costi sociali che la comunità sostiene, anche se non ne ha consapevolezza.

Siamo tutti "Pantalon" e il costo (che qualche politico, non senza ipocrisia, chiama "investimento”) di quei 14 milioni è sostenuto esattamente da ognuno tra noi. Se dovessimo utilizzare i parametri demagogici della politica locale dovremmo dire che i pugliesi, dal primo all'ultimo nato, hanno finora buttato dalla finestra poco meno di 3500 euro a testa. Ma, come abbiamo visto, si tratta di un calcolo assai parziale perché non considera sia i costi sociali sia quelli individuali che l'assenza del servizio produce con un effetto moltiplicatore su tutti coloro che avrebbero potuto beneficiare del servizio.

Un concetto difficile da metabolizzare per una comunità che ha nel "pochi, maledetti e subito" una specie di mantra della propria secolare cultura. E proprio questo deficit in termini di visione, pianificazione e rendicontazione è il miglior alleato di una classe politica e burocratica sprecona, incompetente e, alla luce della moltitudine delle inchieste di vario genere, coinvolta in affari illeciti.

Tuttavia, a sorprendere è che, davanti alla reiterazione di apparati che bruciano risorse così cospicue, regni quell'indifferenza che permetta ad alcuni di galleggiare e ad altri persino di spadroneggiare.

È l'indifferenza di una popolazione che, sedotta dalle promesse, dagli interessi e dalla propaganda, s’illude di vivere in condizioni ottimali. Non è così e da mesi pubblichiamo i risultati di indagini nazionali (non più e non solo quelle di Sole 24 Ore e Italia Oggi) in cui figuriamo sempre sul fondo di ogni classifica.

È così per povertà educativa, verde pubblico, offerta culturale (musei e biblioteche), abbandono scolastico, esclusione sociale, raccolta differenziata, asili nido e refezione, disagio abitativo, fuga di cervelli, criminalità, sanità, competenze scolastiche e disoccupazione (la Puglia ha il maggior divario occupazionale di genere nel Paese). Si potrebbe continuare, ma si tratta di temi che da soli ci fanno comprendere che siamo ben lontani da quella Puglia luccicante, cinematografica e turistica che ci viene propinata con estenuante regolarità. No, non siamo l'Eldorado. E sino a che non avremo piena consapevolezza dell’arretratezza che si nasconde dietro albe, tramonti, panzerotti, orecchiette, polpi e pasticciotti, vedremo bruciare risorse che sono vitali per la nostra regione.

Il 112 è un vero capolavoro, una pietra miliare dell'approssimazione e dell'arroganza. Da un lato nel progetto ci si "dimentica" dell'adeguamento alle norme antisismiche e dall'altro si assegna un premio di 44mila euro ai dipendenti regionali che se ne sono occupati. Il tutto mentre dall'anno scorso si paga a Tim un canone annuo di oltre 600mila euro per un servizio mai partito. Roba da Corte dei conti in una situazione di normalità.

Risorse pubbliche dicono in tanti, come se in Regione ci fosse una tipografia che stampa denaro quando vuole. Quei soldi sono l'esito delle entrate tributarie versate dai cittadini. I soldi pubblici hanno fonti private: tasse e imposte. In altri termini si stanno bruciando i soldi dei pugliesi con la beffa di non avere, come abbiamo visto, servizi essenziali.

È vero, non possiamo negarlo, dalle nostre parti si sono scritte e si stanno scrivendo pagine storiche. Alla prova dei fatti, indimenticabili.


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