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112 follie (tutte insieme)

È una specie di mistero buffo. Una sorta di contenitore in cui sono confluiti ritardi, errori, spreco di denaro e perfino una (momentanea) beffa per quanti dovevano essere già al lavoro ed invece sono in attesa, non si sa ancora per quanto tempo.

Parliamo del “Nue”, acronimo che sta per Numero Unico di Emergenza. Ovvero il 112, che nella sostanza avrebbe dovuto unificare le linee telefoniche di tutte le forze dell’ordine e dei servizi di emergenza. “Avrebbe dovuto” perché sulla carta doveva partire a inizio 2022, ma siamo praticamente a fine anno e non si ha alcuna certezza. Finora il servizio che non c’è è costato circa 14 milioni di euro.

Ma per ricostruire tutto è necessario partire da una nota della Regione Puglia, la numero 1206 del 28 settembre 2021. In quel comunicato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, parlava trionfalmente di “una innovazione straordinaria che noi realizziamo perché l’Europa ha preso questa decisione per tutti i Paesi dell’Unione europea, ma soprattutto perché in questo modo si realizza un vecchio sogno, quello della integrazione dei numeri dell’emergenza che possono essere in questa maniera impegnati in modo filtrato, eliminando tutte le telefonate superflue che rendono difficili gli interventi dei vigili del fuoco, della capitaneria di porto, della polizia e dei carabinieri. Quindi una grande giornata. Questo compito di fare il filtro è stato assegnato alla Regione Puglia. Questo è un grande onore per noi, è un modello molto condiviso”.

Quindi, l’impegno sui tempi di realizzazione: “Entro i primi mesi del 2022 – si leggeva – la Puglia metterà in esercizio il numero unico dell’emergenza urgenza. Significa che componendo il numero 112, numero unico in tutti i Paesi della UE, il cittadino potrà accedere, come in un portale unico, alla gestione delle emergenze e urgenze, ad includere da quelle di natura sanitaria a quelle di ordine pubblico”.

Ma cosa è accaduto in questi mesi, tanto da tenere tutto bloccato? In parte dipende dal fatto che l’organizzazione passava attraverso l’ex capo della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, arrestato lo scorso 23 dicembre perché coinvolto in una serie di scandali che avrebbero messo sottosopra qualsiasi altra giunta regionale.

La questione più urgente, infatti, riguarda le sedi. Quelle individuate sono tre: a Modugno (zona industriale), Campi Salentina (sede della Protezione civile) e Foggia (aeroporto Gino Lisa). Ma non sono pronte, tanto da essersi reso necessario un ulteriore stanziamento di 800mila euro rispetto alla somma inizialmente prevista. Di questi 350mila da impegnare sul bilancio del 2022 e mezzo milione su quello dell’anno venturo. Il problema riguarda soprattutto Foggia.

Più in generale, non è chiara la scelta fatta a monte, nel 2019, dalla Regione: che senso ha unificare il servizio delle emergenze regionali e smembrare le sedi?

In ogni caso, da quanto emerso prima in una audizione in secondo commissione consiliare a luglio scorso e poi in un dettagliato rapporto che il nuovo responsabile della Protezione civile pugliese, Nicola Lopane, ha approntato nella prima metà di ottobre, sembrerebbe che i lavori effettuati fossero carenti rispetto alle reali necessità delle strutture.

In sostanza, un'incredibile “svista” nel progetto approntato all’epoca dai tecnici della Protezione civile pugliese guidati, appunto, da Lerario. Per dirla in soldoni, si sta procedendo ad una ristrutturazione di quanto è stato nel frattempo già ristrutturato una prima volta.

Insomma, Lopane ha “scoperchiato” la pentola rendendosi conto che gli annunci erano soltanto tali. Tanto da essere costretti a far partire una nuova gara d’appalto, annunciata lo scorso mese di luglio.

Così ha per esempio scoperto che quanto realizzato fino ad allora non era quello che era stato presentato al ministero dell’Interno. Per dirne una, e non è il solo dettaglio, non era stato previsto l’adeguamento alle norme antisismiche. Così come pare che a Foggia manchino gli spazi in cui ospitare i 40 dipendenti previsti e perfino gli arredi non sarebbero quelli idonei allo svolgimento dell’attività.

In tutto questo caos, la Regione Puglia ha in piedi un contratto dall’ottobre 2020 con Tim (retroattivo da luglio dello stesso anno), che peraltro ha vinto una gara d’appalto, bandita da Empulia sulla base di 2,1 milioni, aggiudicata con un ribasso del 10 per cento e comprendente le attrezzature, i servizi di cloud computing e sicurezza e quelli di connettività e telefonia fissa. Nella relazione di Lopane si spiega il dettaglio: per il triennio 2021/23 l’affidamento costa 199mila euro per la sola attivazione e un canone annuale di 613mila. In tutto parliamo di circa 1,8 milioni di euro. Ma lo slittamento dei tempi ha indotto Tim, a maggio scorso, a chiedere che siano rivisti i termini contrattuali, in scadenza a luglio. Così Lopane ha dovuto prorogare il contratto al 2024, dal momento che la società di telefonia non ha alcuna responsabilità sul mancato rispetto dei tempi.

Ovviamente Tim fornisce il servizio (non utilizzato) e la Regione, altrettanto ovviamente, paga.

Alla beffa dei ritardi si aggiunge la beffa per le 760 persone che hanno superato una selezione pubblica ma non sanno nulla del proprio futuro in attesa che dalla lista siano indicati i 126 vincitori.

Infine, la ciliegina sulla torta: un premio da 44mila euro (pare già pagato) per i dipendenti della Regione che si sono occupati del progetto.

Insomma, anche l’istituzione del 112 costerà più di quello che era previsto (un po’ quello che è accaduto per l’ospedale Covid in Fiera) e soprattutto richiederà molto altro tempo per la sua realizzazione e l’entrata in esercizio. Si parla della prossima estate, quella del 2023. Speriamo bene…

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