“il vaccino non è solo merito di noi inglesi”


Il Natale britannico tra Covid e Brexit: il pensiero di un “anglo-pugliese”

Ansia e fiducia: sono i sentimenti di questo Natale sociopolitico europeo, con lo Uk sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Al termine del funesto 2020, per Natale il vecchio mondo guarda con speranza alla Gran Bretagna, partita prima delle feste con il vaccino anti Covid di massa. Sarà, però, un capodanno d’incertezza: il 1 gennaio il Regno lascerà l’Ue, e per il 2021 si aprono scenari geopolitici tutti da decifrare. Ne parliamo con Joe Lang, inglese in Puglia, socio e “operations director” di Speak, startup molfettese attiva in Italia nella formazione in inglese.

Il Covid come cambierà il Natale in Gran Bretagna?

Diversamente dal solito le famiglie si riuniranno solo in piccoli gruppi. Ho, però, la sensazione che quest’anno si voglia cogliere l’opportunità per pensare agli sprechi e a chi passa il Natale da solo anche in tempi normali. Un momento per riflettere. 

La Gran Bretagna brucia le tappe e parte con il vaccino. Coraggio o azzardo?

Indipendentemente dalla Brexit, avevamo già un protocollo più snello rispetto agli altri paesi comunitari, eravamo agevolati. Sono convinto della sicurezza del vaccino Covid e dei vaccini in generale; noi occidentali siamo più fortunati di altri. Non reputo però giusto che la Gran Bretagna si attacchi la medaglia al petto, come se il vaccino fosse stato scoperto solo da noi. Nel caso del Covid è stata forte la collaborazione internazionale.

Nell’anno della transizione fuori dall’Ue, il virus ha cambiato l’opinione dei britannici sulla Brexit?

Il Covid è servito al governo per nascondere la mancanza di progressi nelle trattative. A poche settimane dall’uscita si discutono ancora gli ultimi punti. Penso che la pandemia sia stata una cortina di fumo per coprire l’incapacità di chiudere gli accordi: si va verso un “no deal” e nel 2021 molto non sarà stato sistemato in modo soddisfacente. Nel 2016 la gente probabilmente non capì fino in fondo su cosa era chiamata a esprimersi: molto incisero stampa e populismo. Per tanti Brexit era un voto contro la classe politica, britannica ed europea. L’Ue non è perfetta, sono legittime le domande sui processi democratici a Bruxelles, ma starne fuori non fa bene a nessuno. Lo sviluppo rapido dei vaccini lo dimostra.

Il premier Johnson ha affrontato il virus solo dopo un’iniziale sottovalutazione. Come giudichi l’operato del governo?

Agli occhi del mondo, la Gran Bretagna non sta vivendo il momento più glorioso della sua storia, e fra i motivi c’è il governo Johnson. Alla fine ha dovuto allinearsi alla serietà di altri paesi europei, ma anche Corea del Sud e Taiwan, che nella prima ondata hanno gestito molto meglio la pandemia. Ai britannici era chiaro che il governo fosse indietro con il sentimento nazionale e internazionale; con lo sviluppo del vaccino di Oxford l’esecutivo ha provato a posizionarsi più seriamente, mostrandosi come chi aveva trovato la soluzione al Covid. La Gran Bretagna, però, non può arrogarsi il merito; è stato fondamentale il lavoro comunitario.

Che Gran Bretagna sarà d’ora in poi?

Sarà dura, il Regno unito rischia il collasso: Scozia, Irlanda del Nord e Galles potranno, giustamente, scegliere di prendere altre strade. Vivo in Italia da 20 anni grazie allo status di comunitario, che mi ha dato la possibilità di spostarmi liberamente; mi dispiace che le mie figlie non avranno la stessa possibilità di andare a studiare in altri paesi. Con il tempo capiremo che Brexit è stato il più grande suicidio storico contemporaneo.

Se Scozia e Gran Bretagna rivotassero per separazione dallo Uk e Brexit, avremmo risultati diversi?

Gli scozzesi hanno un orgoglio che va oltre il semplice nazionalismo; penso che stavolta voterebbero sì alla separazione. Sono certo, però, che anche se si rivotasse per Brexit cambierebbe il risultato. Il referendum del 2016 fu scritto male e accompagnato da una propaganda mai vista, con ingerenze estere e scarsa opposizione laburista. 


Scrivi all'autore