È così che anneghiamo nella liquidità dell'effimero

Qualche anno fa mi capitò di ascoltare una docente universitaria che nel giro di 24 ore mi indusse a riflettere sul "punto di vista". Il giorno prima si era lamentata per l'atteggiamento di un vecchio ingegnere che si ostinava a mantenere una collaborazione in un'azienda che ostacolava l'assunzione a tempo indeterminato del figlio, così ricco di energia creativa. Il giorno dopo si esibì in un'arringa contro il sistema universitario che mandava in pensione il marito settantenne, senza considerarne esperienze e competenze, per dare spazio a qualche... pivello.

Eccolo, il punto di vista. Muta in funzione della... prossimità. È un po' quello che sta accadendo con il Coronavirus. Chi ha tifato per la riapertura delle discoteche oggi si lamenta del doppio rischio che gli studenti corrono a scuola: uno personale, l'altro come possibile vettore del virus. Chi auspica il divieto di accedere allo stadio, non vuol rinunciare alla partita a calcetto. Chi chiede di mantenersi alla larga da teatri e cinema, in nessun modo è disposto a rinunciare allo... spritz.

Potremmo continuare a lungo in questa Italia delle contraddizioni dove studenti e lavoratori ogni mattina di buonora scoprono che sui bus il distanziamento non va oltre i 10 centimetri. Per non parlare degli aerei occupati in ogni posto, dove al primo colpo di tosse il movimento di torsione del collo a caccia del presunto untore ha un invidiabile sincronismo. Uno, cento, mille punti di vista all'insegna di un egoismo che attenua finanche le contraddizioni espresse dalle decisioni governative.

Al di là della retorica sull'Italia che ha dato il buon esempio all'Europa resta la frammentazione degli interessi che rappresenta un eccellente alleato per il virus. Invisibile, subdolo, pericoloso si insinua tra le pieghe di ogni egoismo, di ogni debolezza. 

"L'Italia non si può permettere un nuovo lockdown": il ritornello corre di bocca in bocca da settimane. Ma l'Italia può tollerare di far ammalare e morire decine, centinaia di persone per egoismi e ignoranza? 

Il che non significa tifare per il lockdown, ma trovare soluzioni creative e, al tempo stesso, rispettose delle precauzioni.

Si possono diversificare gli orari di scuola e fabbriche? Certo che si può e sarebbe la soluzione più intelligente per alleggerire trasporti e affollamenti. Ma si deve chiedere a tanti di uscire dalla propria zona di comfort, si deve chiedere di sperimentare quel cambiamento che non piace alla stragrande maggioranza delle persone che si sentono al sicuro nella routine. Quindi non si fa. 

La nostra è un'epoca in cui tutto diventa liquido, ogni norma perde di solidità e persino le banalità (come la circolazione di un virus) passano sotto il giogo della stupidità dei negazionisti. Una frammentazione letale che richiederebbe la mano risoluta di chi ci governa. 

Nessuno può tollerare controlli nelle case, ma tutti dobbiamo pretendere che atteggiamenti sconsiderati (per primo il mancato o lo scorretto uso della mascherina) vengano sanzionati in modo esemplare. Sì, sanzionati. C'è poco da tergiversare, giacché c'è chi per ignoranza o per arroganza rappresenta una minaccia vera per la comunità. 

La partita in gioco ha un costo molto alto per lasciare anora spazio ai buonismi e tentennamenti. E questo deve valere per tutti, dai 14 ai 100 anni. 

Alla prova dei fatti, le obiezioni che si muovono contro elementari concetti di igiene preventiva per puro egoismo non sono degne neanche di una riunione di condominio dove l'improvvisazione è la regola. Qui si gioca con la salute e la vita delle persone. C'è poco da cincischiare, ma solo da imporre il rispetto delle norme di convivenza civile. Il che per assurdo che possa sembrare non è affatto una cosa normale in questi tempi dove la liquidità devastante dell'effimero ha il sopravvento sulla solidità della scienza. Una liquidità in cui si annega.


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