È una Puglia fragile fragile

Negli ultimi cinque anni la Puglia cresceva poco e male, il coronavirus non solo ha invertito drasticamente questa tendenza, com’è accaduto per tutta l’Italia, ma ha anche messo a nudo la fragilità del tessuto economico della nostra regione. 

Eccolo il quadro disegnato dal rapporto “L’economia della Puglia” della Banca d’Italia, presentato dal direttore Pietro Sambati, dal responsabile della Divisione analisi e ricerche economiche, Maurizio Lozzi, e da Vincenzo Mariani. 

Lo stop alle attività produttive tra fine marzo e i primi di maggio ha fatto ovviamente precipitare il Pil regionale del primo trimestre: -4%, mentre quello nazionale è sceso del 5%; il ricorso alla cassa integrazione guadagni è quintuplicato; il sistema economico ha perso un quarto del valore aggiunto (-24,5%, in dettaglio il 39,7% nell’industria e il 21,1% nei servizi); stanno esplodendo i prestiti alle imprese nel secondo trimestre, beneficiando dei nuovi prestiti garantiti dal settore pubblico, secondo quanto previsto dal DL 23/2020 (“Decreto liquidità”): al Fondo Interbancario sono state presentate domande per 1 miliardo e 650 milioni di euro, pari quasi all’intero flusso dei mutui per tutto il 2019;  le imprese industriali prevedono un calo pari a un quinto del fatturato per il 2020 e per i risultati complessivi del settore regionale molto dipenderà da come evolverà la vicenda dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, per la quale si moltiplicano i segnali negativi; l’export nei primi tre mesi ha fatto registrare un -2,6%.

Come se non  bastasse, la Banca d’Italia ha stimato che il 22,7% delle imprese pugliesi è a rischio illiquidità. Cioè, valutando l’evoluzione dei flussi di cassa delle imprese, hanno individuato quelle che dopo appena un mese di chiusura, avevano le casse vuote, non avrebbero avuto liquidità per portare avanti l’attività. E la cosa più grave è che l’incidenza delle aziende potenzialmente illiquide è maggiore tra le grandi aziende, che non hanno potuto beneficiare della moratoria.

Questo elemento, aggiunto all’aumento dell’indebitamento con il ricorso ai prestiti garantiti dalla Stato, rappresenta un fattore di grande preoccupazione e di evidente fragilità del tessuto produttivo regionale, soprattutto se non dovessero ripartire la domanda e quindi i consumi.

Insomma, siamo in bilico sull’orlo di un baratro che potrebbe spalancarsi sotto i nostri piedi già a settembre. 

Eppure il 2019, anche se molto timido a livello di crescita, non era andato poi tanto male per la Puglia. Il fatturato dell’industria era cresciuto dell’1,1%, il valore aggiunto dell’agricoltura dell’1,7%, le esportazioni avevano fatto registrare un +9,1%, le costruzioni +3,2%, la compravendita immobiliare, +3,3%, le presenze turistiche +1,6%, gli occupati +1,2%, gli occupati fermi al 14,9%.  Era proseguito anche il miglioramento della qualità del credito, con una costante diminuzione dei prestiti deteriorati.

A proposito di credito, non poteva mancare un passaggio sulla situazione della Banca Popolare di Bari. “Non c’è alternativa alla trasformazione in società per azioni - ha sottolineato il direttore Sambati - perché quando gli investitori assumono un impegno, in questo caso MedioCredito Centrale e Fondo Interbancario, devono avere poteri di governo societario, che non sono consentiti dal voto capitario e dalle limitazioni delle assunzioni di partecipazioni detenibili dai soci. Quindi stabilità e poi lo sviluppo per quella che è la principale banca del Mezzogiorno. E ce lo auguriamo tutti che il Sud abbia un punto di riferimento importante e qualificato, è un problema di identità e di assunzione collettiva di responsabilità, perché al di là dei numeri ci sono le persone. Sono le persone che fanno la differenza”.

Un approfondimento lo merita il capitolo del sostegno al reddito. Il “Decreto Italia che ha introdotto l’indennità di 600 euro al mese, in Puglia ha prodotto effetti consistenti. Sono state accolte 330mila domande di sussidio, per un importo complessivo di 198 milioni di euro, pari all’8,3% del totale nazionale. Oltre il 60% è stato richiesto da lavoratori con partita IVA e autonomi, un terzo è stato richiesto da lavoratori del settore agricolo. I beneficiari sono stati in maggioranza da persone tra i 35 e i 54 anni. 

E veniamo alle famiglie. Secondo Bankitalia, il reddito disponibile e i consumi delle famiglie, nel 2019, sono cresciuti dell’1% e dello 0,4%. Tutto sommato in Puglia si registra un buon sostegno al reddito familiare, alla luce delle misure regionali e nazionali, dal reddito di dignità, al Reddito di cittadinanza, al reddito di emergenza. Nonostante questo, le previsioni vedono i consumi in calo, tranne quelli alimentari, un aumento della disuguaglianza, mentre la povertà in Puglia resta più elevata che nel resto d’Italia, basti pensare che (dati 2018) la quota di famiglie in povertà relativa, cioè con una spesa inferiore alla metà di quella nazionale, era pari al 20%, a fronte dell’11,8% dell’Italia. 

Nei primi tre mesi di quest’anno la crescita dei prestiti alle famiglie ha rallentato, attestandosi al 2,7%. Il credito al consumo è cresciuto del 5,6%, subendo comunque un rallentamento, dovuto alla riduzione degli acquisti di beni durevoli, soprattutto gli autoveicoli.

Da cosa ripartire? 

Sambati sottolinea la necessità di recuperare i vantaggi comparati locali e li indica in tre settori: turismo, agroalimentare, inteso nel complesso della green economy, e costruzioni, puntando alla rigenerazione urbana.  


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