È qui la festa? "Illuminiamo" tutta la città

Covid permettendo, ci sono almeno due momenti del recente passato che ci inducono a qualche riflessione in vista del Natale e di quello che si sta organizzando a Bari.

Ci eravamo lasciati, nel 2019 (le ultime festività “normali”, prima della pandemia), con alcune perplessità che speriamo stavolta siano superate (sempre che non vi siano ulteriori restrizioni, visto l’incalzare dei casi). Non tanto nel senso della… pomposità delle iniziative, quanto sul piano del coinvolgimento di tutti i quartieri della città. Nessuno escluso, perché per quanto sia importante dare un’immagine “da copertina”, non è neanche corretto che il centro goda e le periferie restino a guardare o si debbano accontentare delle semplici luminarie.

Nella conferenza stampa di fine anno del 2019 il sindaco Decaro esaltò la baresità con una dichiarazione che non abbiamo dimenticato e che si può in parte condividere. Solo che questa “lettura” deve quanto prima essere messa all’incasso. Eccola: “I baresi tornano ad essere orgogliosi della propria città. Ogni cittadino – sostenne Decaro – sente un legame identitario con la propria città, è naturale, ma oggi rivendichiamo con orgoglio il fatto di essere baresi. È una cosa che si percepisce, in questi giorni come non mai: il 24 dicembre eravamo in 200mila per le strade di Bari, non solo chi ci vive tutto l’anno ma anche chi torna dalla propria famiglia per le festività”.

E quando lo stesso Decaro trionfò alle amministrative, confermandosi con una maggioranza quasi…bulgara, scrivemmo che il salto di qualità da fare nel suo nuovo mandato era quello di ricucire la periferia al cuore della città.

Questo lavoro è in parte cominciato. Bari sta per diventare un cantiere a cielo aperto, anche grazie alle iniziative che verranno in conseguenza dei fondi assegnati col Pnrr. Basti pensare, per citare un esempio, al progetto di Fuksas sulla stazione.

La seconda “istantanea” che riguarda il sindaco e la città capoluogo è quella divenuta virale sui social a marzo del 2020, nelle prime ore del lockdown relativo alla prima ondata del coronavirus. Quel giorno Decaro non riuscì a nascondere lacrime e commozione perché (come tutti noi) non solo non poteva sapere verso che cosa si stesse andando, ma aveva il giustificato timore che venisse cancellato tutto quello che era stato in qualche modo (ri)costruito, raggiungendo almeno sul piano dell’immagine dei buoni risultati mediatici. Poi si potrà (e si deve) anche discutere nel merito, ma nel frattempo Bari non era più considerata una città di…frontiera difficile da praticare.

Ricordati questi episodi, abbiamo conseguentemente il dovere di chiederci: che Natale sarà quest’anno, Covid permettendo?

La domanda non è oziosa, come potrebbe in apparenza sembrare. L’anno passato di questi tempi, infatti, eravamo in piena bufera pandemica al punto da non poter immaginare nulla che non fosse tenerci al riparo e restare per quanto possibile chiusi in casa. Era la fase delle settimane “a colori”, dalle quali in sostanza dipendeva più o meno tutto.

E proprio novembre e dicembre furono per la Puglia due mesi disastrosi, con un picco di mortalità che sarebbe poi stato superato soltanto ad aprile di quest’anno.

Per come stavano le cose fino ad un paio di settimane addietro, sembrava che si potesse tornare ad una quasi normalità. Adesso, una volta superata la soglia dei 10mila contagi quotidiani (per la prima volta dallo scorso mese di maggio), qualche dubbio appare lecito. Anche perché gli esperti concordano nel sostenere che il picco di questa nuova ondata dovrebbe verificarsi proprio a ridosso delle festività. Quindi le prossime settimane saranno da vivere con grande attenzione e cautela.

E dunque non solo si deve attendere inevitabilmente per saperne di più, ma ognuno di noi – a tutti i livelli – è chiamato a recitare il proprio ruolo. Questo vale in ambito familiare, ma vale anche – e soprattutto – sul piano dell’organizzazione e della socialità.

Fermo restando tutte le attenzioni derivanti dalla pandemia, il Comune è al lavoro per farci rivivere un Natale più o meno “normale”.

La macchina organizzativa è in moto, ma la sensazione è che ancora una volta sia stata fatta la solita scelta: il centro della città è la copertina patinata da mostrare al…mondo, gli altri quartieri ne resteranno ai margini.

In queste ore inizia a prendere forma anche il programma dei cinque Municipi. Il Comune ha stanziato 100mila euro per addobbi e luci e ciascuno ha poi una dotazione di 15mila euro, eccezion fatta per il Municipio Picone-Poggiofranco-Carrassi-San Pasquale, finanziato invece con ben 60mila euro. Non male, dirà qualcuno, ma anche se ciascun Municipio potrebbe intervenire con fondi propri, sarà organizzato sempre meno rispetto al murattiano. Tanto più che non è solo una questione di luminarie, ma di eventi che mettano la gente nella condizione di non essere “costretta” ad andare altrove per vivere il Natale.

Potrebbe rivelarsi, e speriamo davvero di no, un errore strategico grave. Doppiamente grave, soprattutto di questi tempi. Intanto perché la “periferia” deve essere una volta per tutte ricucita al cuore della città e poi perché vista la situazione pandemica, sarebbe forse il caso di evitare che tutti si riversino nel murattiano facendo assembramento e creando le premesse per un altro picco del virus.

Darebbe francamente fastidio vivere l’ennesimo Natale a due velocità: quello tutta luci e divertimento del murattiano e quello più dimesso degli altri quartieri. Vetrine scintillanti, bancarelle, iniziative per grandi e piccini in via Sparano, via Argiro, piazza Umberto, in parte della città vecchia e così via; poco, luci a parte, al Libertà, a Carrassi, a Japigia. Per non parlare del quartiere San Paolo, a suo modo un vero e proprio “ghetto”, prima ancora che una periferia.

Vogliamo riproporre tutto questo anche in piena pandemia? La logica suggerirebbe di no, non fosse altro per evitare pericolosi “assalti” al centro cittadino. Mai come quest’anno sarebbe più opportuno che ogni quartiere vivesse il “suo” Natale, ma a questo punto temiamo che non sia più possibile. Semplicemente perché ci si doveva pensare prima, diversificando gli eventi e, per una volta, mettere tutti i quartieri sollo stesso piano tenendo presente che comunque non è un Natale “normale” perché la pandemia non è finita. Per dirla fuori dai denti, potrebbe non essere tempo da ruota panoramica.

Ma tant’è. Allora incrociamo le dita e speriamo di non farci autolesionisticamente danni di cui sicuramente non abbiamo alcun bisogno.



Piazza Umberto il cuore del programma

Piazza Umberto sarà il “cuore” del Natale barese: ospiterà la ruota panoramica con cabine da sei persone (ma si potrà salire in quattro) ed il Villaggio di Babbo Natale, dove i protagonisti saranno i bambini a cui sono destinati vari laboratori. Tutto all’esterno, ovviamente, per cercare di limitare la permanenza al chiuso, anche per quanti vorranno fare la rituale foto con Babbo Natale.

Il 6 dicembre, giorno di San Nicola, in piazza del Ferrarese sarà acceso il grande albero di Natale dell’Amgas. In questo caso si prevede un ingresso in qualche modo contingentato per evitare assembramenti. Anche per questo l’accensione dell’albero sarà sostanzialmente replicata tutti i giorni. Sulla “Muraglia”, invece, ci saranno le bancarelle del mercatino natalizio mentre sul lato pedonale di corso Vittorio Emanuele sarà possibile visitare il mercato di Coldiretti.

Sempre il 6 dicembre è stata confermata la scelta di non effettuare la tradizionale processione del Santo per le vie della Città vecchia, che sarà sostituita dal passaggio della statua a bordo della San Nicola mobile in alcune vie della città. Come già deciso in Comitato Ordine e Sicurezza, il percorso sarà scortato dalle forze dell’ordine e dalla polizia locale e non effettuerà soste. Anche la tradizionale messa all’alba in Basilica sarà ad ingresso contingentato.

L'8 dicembre, poi, sarà decretato lo stop ai cantieri del centro cittadino ed il fermo riguarderà tutto il periodo delle festività.

In attesa che sia ufficializzato il calendario degli eventi fino al 6 di gennaio, si muove qualcosa anche nei cinque Municipi. Troppo poco rispetto al centro di Bari.


Scrivi all'autore