"Sui bus studenti e lavoratori rischiano"


Il presidente di ASSTRA fa il punto sui disagi, sui pericoli e sulle soluzioni

Barese, classe 1972, una laurea in Scienze Politiche all’Università Aldo Moro di Bari, ex presidente storico, oggi dirigente, di Ferrovie Appulo Lucane, è presidente di ASSTRA associazione delle aziende di trasporto pubblico di Puglia e Basilicata.

Dottor Colamussi, innanzitutto come sta andando la quarantena visto che anche lei è risultato positivo al Covid-19?

Io sto bene, sono asintomatico solo che sono costretto all’isolamento anche all’interno della mia famiglia dato che mia moglie e mia figlia - per fortuna - sono negative. È un virus subdolo perché se non hai sintomi è difficile accorgetene subito e rischi di contagiare tante persone. Io per fortuna  al primo dubbio ho fatto il tampone e non ho contagiato nessuno.

Visto che la sua è stata - suo malgrado - anche una esperienza diretta, se le dico che oggi si rischia a salire su un mezzo pubblico mi dà ragione?

Il rischio che si ha su un bus o su un treno è certamente maggiore per una serie di motivi che noi come ASSTRA denunciamo da mesi. Già a partire da marzo, in pieno lockdown abbiamo chiesto al Governo e alla regione Puglia di trovare insieme una soluzione per i mezzi pubblici già sovraffollati in tempi normali e considerati una vera bomba in piena emergenza Coronavirus. Quello che passò in quel primo Decreto del consiglio dei ministri fu il 50% dei posti disponibili a sedere sia bus che treni. A maggio si passò ad una versione diversa per i bus e cioè la possibilità di far sedere tutti tutti in fila indiana lato finestrino, a luglio quando si impose l’obbligo dell’uso delle mascherine, la regione ripristinò la possibilità dei posti a sedere e il Governo pose il limite dell’80% dei posti ricaricabili, e cioè 50 posti più 16 in piedi circa mentre per gli interurbani un ulteriore 80% anche dei posti in piedi (ulteriori 10 posti in piedi). Tutto questo sulla carta perchè poi nella realtà accade tutt’altro.

Quindi il limite dell’80% non serve a nulla?

Serve sulla carta ma poi chi controlla? Come fanno autisti o controllori a far rispettare la legge in situazioni di sovraffollamento delle fermate? Si può scegliere chi far salire e chi no? Bari, Taranto e Foggia sono già state teatro di parecchi episodi di violenza nei contronti di dipendenti delle aziende del trasporto pubblico.

Quindi se la capienza ridotta non funziona, l’obbligo di mascherina nemmeno, cosa serve per evitare di beccarsi il covid su un mezzo pubblico? E chi rischia di più?

A rischiare sono i pendolari e quindi studenti e lavoratori. Appena scoppiata la pandemia come ASSTRA abbiamo subito chiesto alla Regione Puglia di aprire un tavolo di confronto con il Provveditorato agli Studi per una diversificazione degli orari di ingresso in modo da mitigare il rischio da esposizione. Il sovraffollamento delle corse in orari coincidenti con l’apertura delle scuole era già un problema ma con il Covid è diventato “il problema”. Solo con la diversificazione degli orari possiamo cercare di far bastare i bus che abbiamo e di non lasciare studenti o pendolari a terra. Dobbiamo inoltre considerare che un mezzo per essere sanificato ha bisogno di 6 ore, e anche la sanitarizzazione da un turno all’altro è già difficile. Per mantenere gli orari così come sono avremmo bisogno (a livello nazionale ndr) di 30mila autobus e 19mila persone credo quindi che non sia nell’immediato una cosa fattibile. Ci vorrebbero inoltre almeno 9 mesi per un nuovo bus ma anche subaffittare ai privati il servizio non è tanto semplice come sembra e richiede tempo e denaro. 


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