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"Niente polemiche e battaglie di categoria"

“Il problema della riduzione delle liste di attesa non si affronta solo polemizzando o facendo battaglie di bandiera e di categoria. Siccome parliamo della salute della gente, è necessario affrontare il problema a 360°, in tutte le sue sfaccettature. Altrimenti non se ne verrà mai fuori e soprattutto si renderà un cattivo servizio alla comunità”.

Parole chiare quelle pronunciate dal dott. Vito Bellini, barese doc, neo segretario nazionale della sigla sindacale UGS-Medici del gruppo Confintesa.

Che fare, dunque? Per Bellini “alcuni passaggi sono obbligati – spiega – come aumentare il numero dei medici e degli ambulatori che forniscono prestazioni del SSN. Tale operazione, essendo materialmente ed economicamente impossibile in tempi brevi, potrebbe essere superata solo aumentando il numero degli studi medici specialistici convenzionati. Tale situazione porterebbe a una medicina di prossimità e a un aumento del numero di prestazioni erogabili quotidianamente. Ovviamente tutto dovrebbe essere concordato, organizzato, ma soprattutto controllato. L'erogazione di prestazioni sanitarie ambulatoriali specialistiche da parte gli studi convenzionati con un tetto di spesa pro capite, certamente sarebbe meno oneroso che costituire nuovi poliambulatori acquistare attrezzare per gli stessi e assumere nuovo personale. Tutto questo porterebbe anche a un ristabilimento dei ruoli ove ci sarebbe un controllore e un controllato. Invece ora la Regione è l’erogatore della prestazione sanitaria, ma anche il controllore della stessa. Questa è una situazione alquanto singolare e priva di senso. Ovviamente, il potenziamento degli ambulatori deve partire dal fatto che si deve fornire a tutti la stessa tipologia di apparecchiature diagnostiche. Perché non va dimenticato che le liste di attesa sono anche incrementate dal “pellegrinare” dei pazienti in vari ambulatori per ottenere alla fine una diagnosi e una terapia”.

Per il dott. Bellini, poi, è fondamentale un’altra analisi: “Fino a ora si è solo prestata attenzione al tempo di attesa per ottenere una visita ambulatoriale – dice – oppure un esame. Ma nessuno ha verificato quante visite ambulatoriali erogano le ASL. Ad esempio, la ASL BA nel quinquennio che va dal 2013 al 2018 ha erogato ogni anno circa 1.800.000 prestazioni, nonostante il numero calante dei medici occupati. Bisogna considerare anche questo. Soprattutto perché a fine 2023 in Puglia saranno andati in pensione 3.292 medici a fronte di 2.422 neo-specialisti, con un ammanco di 1.686 negli ospedali e nei servizi del Servizio sanitario regionale”.

Per quanto riguarda il regime di intramoenia (Alpi) va ricordato che “per legge (art.15 quinquies del D.Lgs n. 502/92) deve essere erogata nel rispetto dell’equilibrio tra attività istituzionale ed attività Libero Professionale e non deve pertanto essere concorrenziale nei confronti del SSN. Peraltro – continua Bellini – i volumi delle prestazioni libero professionali, in solvenza (globalmente considerati) e l’impegno orario, non devono superare, per ciascun dirigente, quelli eseguiti nell’orario di lavoro. Rimuovere la libera professione non determina la riduzione o la scomparsa delle liste d'attesa in quanto, tutti i medici dipendenti hanno un orario settimanale di 38 ore come da contratto nazionale e l’Alpi viene esercitata al di fuori dell’attività lavorativa istituzionale. Quindi eliminarla determina un ulteriore danno al cittadino e al suo esercizio di quel diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione”.


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