Essere i primi tra gli ultimi... che soddisfazione

E’ davvero una strana storia quella di questo nostro bellissimo e benedetto Sud. Ogni ministro che si insedia ha un solo grande obiettivo: ridurre il divario (ops, loro dicono il gap) tra Nord e Sud. E puntualmente, quando lasciano, il divario è aumentato.

Chissà forse varrebbe la pena di provare a dire il contrario per una volta. Vuoi vedere che questa storia funziona alla rovescia?

Il Sud da tempo è scomparso dall’agenda di Governo. Qualcuno calcolò che Sud fu la parola meno pronunciata da Renzi e dal suo Governo, ma anche gli altri che l’hanno pronunciata l’hanno solo pronunciata.

Ora a parte le trovate ad effetto del povero Salvini (l’ex Ilva si risolve con il ponte sullo Stretto di Messina) che continua ad agire sulle menti deboli e meno informate (al Sud come al Nord, intendiamoci) restano solo le promesse. E resta, sostanzialmente, l’inadeguatezza di una classe dirigente e parlamentare meridionale incapace di creare un’interlinea per affermare una linea comune. È così da decenni.

Il Sud con il cappello in mano, il Nord che lancia le briciole e di nuovo il Sud che ci si avventa.

Non c’è settore che veda il Mezzogiorno essere attrezzato e ottenere risultati da primato. Persino il decantato (dalla stucchevole prosa propagandistica della comunicazione regionale) turismo continua a misurare gli incrementi relativi (i propri) per evitare le comparazioni con le regioni leader. Già perché la bellezza dei luoghi non basta se gli strumenti per raggiungerli e i livelli di servizio (e di costo) non sono accessibili e adeguati.

Di Sud, invece, parla l’Europa che, anche a proposito delle copiose risorse del Recovery,, Fund insiste sul concetto di allineamento tra le varie aree del Paese.

La Svimez ha calcolato che, a parità di investimenti, il valore, nel primo dei quattro anni, cresce di oltre il 70 per cento al Mezzogiorno, contro un incremento del 10 per cento al Centro-Nord (con effetti più che positivi per la stessa area centro-settentrionale che trarrebbe giovamento dalla crescita della domanda interna). La Svimez sostiene infatti che “per ogni euro di investimento al Sud, si generano circa 1,3 euro di valore aggiunto per il Paese e, di questi, circa 30 centesimi (il 25 per cento) ricadano nel Centro-Nord”. Sembra semplice, eppure le lobby del Nord hanno fatto in modo che in questi anni il divario aumentasse, rastrellando risorse anche in modo molto improduttivo.

È accaduto sotto ogni Governo senza distinzione di colore, perché quella classe dirigente e parlamentare l’”interlinea” l’hanno creata da sempre.

C’è chi trova poco significativo che questo Governo sia a trazione lombarda e vista la drammaticità della situazione dobbiamo confidare che abbiano ragione.

Sul piano dell’autorevolezza, della credibilità e della competenza, Draghi rappresenta quanto di meglio l’Italia possa esprimere, al netto dei soliti giochetti da troll che infestano il modello della “moderna” informazione.

Tuttavia, la storia del Paese dovrebbe indurci a vigilare giacché i giochi politici hanno schiacciato ogni genere di personalità.

Il profluvio di complimenti è sospetto e bisognerà davvero vedere quanta libertà di manovra il premier avrà non dai cittadini, ma dal Parlamento. I repentini mutamenti di posizione contro Draghi e la sua “Europa matrigna” generano legittimi sospetti e tra questi c’è per primo quello di volersi sedere alla tavola per impossessarsi di una fetta della torta europea. Vedremo.

Ma alla fine dei conti di cosa ha bisogno il Sud? Di tutto.

«Si devono rafforzare le infrastrutture materiali e immateriali: porti, aeroporti, Alta velocità e 5 G, ma anche il sistema dell’istruzione e della formazione dalla scuola alla università, pubbliche e private»: sono le parole di Sergio Fontana, in un’intervista che il presidente di Confindustria Puglia ha rilasciato a La Gazzetta del Mezzogiorno il 14 febbraio. Ha ragione.

Ha bisogno di questo per diventare europeo e affrancarsi in modo significativo dalla povertà e dall’influenza che la criminalità esercita in modo capillare grazie ad essa. A meno che non si voglia continuare ad annaspare mentre, con i soliti giochetti dialettici, i “leader” di casa nostra non vogliano continuare ad ammorbarci con la “Puglia prima nel Mezzogiorno” (regolarmente riportata dai media). Perché, alla prova dei fatti, rapportata all’Europa, significa che siamo esattamente “primi tra gli ultimi”. Gran bella soddisfazione. Davvero.


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