Cinquant’anni: ecco come le aziende pugliesi sanno tenere duro

Un elemento indispensabile per progettare lo sviluppo è la conoscenza dell’esistente, per capire quali sono i punti di forza già presenti e su quali settori intervenire. I processi di analisi e di conoscenza delle tendenze sono fondamentali per calibrare le politiche di sviluppo.

Due settimane fa questa rubrica si chiudeva con la considerazione che un piano di sviluppo della Puglia dovrebbe puntare sui settori innovativi, che hanno propensione al mercato, capaci di attrarre anche investimenti di grandi gruppi. La sottolineatura successiva riguardava il ruolo della Regione, che dovrebbe lavorare per valorizzare le competenze presenti sul territorio, affinché questo sia più attrattivo, un compito che richiede studio, progettazione, fatica, mentre ci sembra purtroppo più facile continuare a inseguire le emergenze per appaltare in corsa lavori pubblici e insistere sulla “Puglia da bere”.

Un fattore che molto spesso non viene tenuto nella giusta considerazione è la longevità delle imprese. In molti settori è un segnale di buona reputazione la longevità di un’azienda, che è presente sul mercato da decenni, se non secoli, perché questo vuol dire che la sua organizzazione ha saputo adattarsi ai cambiamenti dei tempi, delle condizioni, delle esigenze dei clienti. Una capacità di adattamento molto probabilmente basata su un patrimonio di conoscenze, relazioni, valori, che hanno permesso di realizzare prodotti sempre in grado di cogliere il consenso dei clienti.

In Puglia le aziende longeve, con più di 50 anni alle spalle, sono 1.452, la maggior parte delle quali opera nel settore del commercio, seguito dal comparto manifatturiero e da quello agricolo. Queste aziende longeve rappresentano lo 0,4% del totale delle imprese attive in Puglia. Un dato inferiore a quello nazionale che vede 62.183 aziende con più di cinquant’anni, che rappresentano l’1,2% del totale.

Queste cifre emergono da una interessante ricerca realizzata dall’Osservatorio Economico Aforisma, diretto da Davide Stasi, che ha preso in esame varie fasce di anzianità aziendale, oltre alle over 50, tra i 25 e i 50 anni che conta 43.729 imprese, tra 10 e 25 anni che il gruppo più numeroso con 139.483 aziende, tra 5 e 10 anni che è composto da 61.783 ditte, con meno di 5 anni con 82.205 attività. La provincia di Bari ha più di un terzo del totale delle imprese con oltre 50 anni: 572. Nella fascia 25-50 sono 18.161, in quella 10-25 sono 52.256, nella fascia 5-10 sono 23.280 e in quella con meno di 5 anni sono 31.152.

Sono numeri che confermano la forte tradizione commerciale della nostra regione e in particolare del capoluogo. Se avete voglia di fare un giretto sul registro storico delle imprese di Unioncamere, che raccoglie le aziende con più di cento anni, in Puglia troverete soprattutto imprese agricole e commerciali. Le prime allocate soprattutto nel Leccese, le seconde nel Barese. A livello nazionale le aziende centenarie e ultracentenarie sono soprattutto agricole e industriali, dai tessuti all’oreficeria, dai dolciumi alla cantieristica navale, fino alle fonderie.

Quello pugliese è un patrimonio che rischia di essere spazzato via dalla crisi scatenata dalla pandemia. Va difeso, tutelato, aiutato, ma non possono bastare i ristori e i bonus vari, occorrono politiche di sviluppo che aiutino settori come il commercio a fare rete, vera, seria, tecnologica. E in questo le politiche regionali possono e devono essere di sostegno concreto, sia con risorse economiche, sia favorendo la connessione con le competenze già presenti sul territorio regionale.


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