Centrosinistra e centrodestra e le identità da ritrovare

La “Quota 100” propugnata dalla Lega è stata utilizzata da 300.000 persone e ha dato luogo a poche nuove assunzioni; inoltre ha intorbidato il quadro pensionistico essendo un provvedimento assistenzialistico privo di giustificazione sociale effettiva.

Il “Reddito di cittadinanza” propugnato dai 5 Stelle ha raggiunto 3 milioni di persone; una misura già attuata in vari Paesi ed in parte anche in Italia. Biso-gnerebbe superarne gli elementi distorsivi per finalizzarlo meglio non solo alla tutela dalla povertà ma anche all’incontro con l’offerta di lavoro. Se risulti vero che Mario Draghi abbia all’indomani della sua designazione da parte del presidente della Repubblica prospettato al capo dei 5 Stelle (Grillo) questa differenza fra le due misure, si spiegherebbe il perché del voto dei 5 Stelle.

Quanto descritto fa comprendere meglio che il centrodestra dovrebbe perdere la sua residua qualificazione assistenzialistica per dislocarsi con più coraggio a favore delle ragioni dei ceti produttivi. Un fronte di “conservatori” dunque che intraveda le ragioni della distinzione dai “progressisti” non nel propugnare misure-regalìe (oltretutto per pochi), ma nel coltivare il culto della crescita produttiva, in aggiunta a una propria idea di identità nazionale e di valorialità che già lo contraddistingue.

Riguardo al centrosinistra vi è ugualmente molta strada da fare per la sua compiuta costruzione. Intanto si tratta di delinearne il perimetro effettivo: oggi nel fronte dei “progressisti” permane una diaspora e in generale, per il voto espresso dagli italiani nel 2018, la spada di Damocle di una “terza forza” (i 5 Stelle) che perde giorno dopo giorno la sua motivazione, come del resto sta dimostrando anche la cronaca politica spicciola. Ciò significa che questa forza dovrà per forza di cose rifluire (in porzioni diversificate) verso il centrodestra o il centrosinistra: meglio, verso i “conservatori” o i “progressisti”. Dopo le elezioni del 2023, presumibilmente, il processo di ridislocazione si svolgerà con maggiore fluidità andando a compimento. Inoltre per il fronte di centrosinistra si tratta anche di trovare (meglio ritrovare) una più “pesante” giustificazione ad esistere: dovrà cioè rivalutare le ragioni degli esclusi, dei marginali, dei ceti medi e operai in difficoltà e inserirle entro una visione di moderno welfarismo (purché produttivo anch’esso, fondato solo residualmente sul debito).

Quando il panorama politico italiano si sarà così chiarificato e migliorato (ed anche maggiormente motivato nelle reciproche distinzioni di fondo), forse l’alternanza fra “conservatori” e “progressisti” potrà dispiegarsi appieno: magari per irrobustire il backbone vitale di un Paese come il nostro che, finora, per non andare in default ha dovuto negli ultimi anni affidarsi a personale qualificato esterno alla politica “partitica”: ieri a Mario Monti, oggi a Mario Draghi.


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